Venerdi' 25 Aprile alle ore 18 all'Adria di PRAGA -
Narodni trida 40 (metro Mustek)
Il Comitato Ceco dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

invita a celebrare il
63mo Anniversario della Liberazione

( la notizia sul sito Nazionale dell'A.N.P.I. )
Riunione degli Aderenti al Comitato Ceco dell'A. N. P. I.
venerdi' 28 marzo, ore 16, all'Internet-Bar Pohoda, via Opletalova 28 -
PRAGA hl.n. (Stazione Centrale)
- organizzazione del 25 Aprile;
- consegna tessere annuali.
clicca qui per il Verbale
Riunione annuale degli Aderenti al Comitato Ceco dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
sabato 10 Novembre, ore 10.30, all'Internet-Bar Pohoda, via Opletalova 28 -
PRAGA hl.n. (Stazione Centrale)
Giuseppe Sterpin eletto nuovo Presidente

Assemblea degli aderenti all'A.N.P.I. - Comitato Rep. Ceca
lunedi' 4 Giugno ore 15.30 a Praga - U STARE POSTY, Opletalova 17 (stazione ferroviaria centrale)
Il viaggio di Achille Berni
Achille Berni nacque a Revere in provincia di Mantova nel 1883, in una famiglia benestante dalle
antiche origini (ce ne sono tracce addirittura durante la peste del dodicesimo secolo). Alcuni rami
della famiglia Berni continuano naturalmente a vivere in Italia (alcuni di questi imparentati con
i Ferrari di Maranello).
Augusta Berni (da nubile Malvezzi) era nata invece, sempre in provincia di Mantova, a Moglia di Sermide,
in una nobile famiglia i cui discendenti vivono ancora oggi a Bologna. Si sposarono agli inizi del
secolo e fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale i coniugi Berni vissero a Moglia, paese di lei.
Ed ebbero tre figli : Danilo, Alda e Idelma.<
Ma la guerra bussava alle porte, ed Achille fu arruolato. Dovette partire, il destino lo porto'
fino in Serbia. Lo porto' in Serbia con l'aggravante di avere come suo diretto superiore un suo compaesano,
il quale aveva a suo tempo corteggiato Augusta, ma Augusta amava Achille e cosi'.....
Non resistette a lungo in Serbia, in quella guerra che non sentiva sua. La situazione non era per lui
sostenibile. Poco alla volta maturo' in lui la decisione di fuggirne, di disertare, e cosi', insieme ad
alcuni suoi commilitoni, alla fine fece. Non passo' molto tempo affinche' in Italia fu dichiarato ufficialmente
disertore, il che avrebbe significato per lui, se preso, la pena di morte. Non sono mai riuscito a capire
come nonna Augusta riusci' a conoscere il luogo dove si trovava nonno Achille, fuggito dal suo reparto.
So soltanto che riusci' a cuocere una pagnotta, con dentro un pezzo di guanto dentro al quale aveva nascosto
una lettera che lo informava del pericolo di un eventuale ritorno.
Decisero di andare il piu' lontano possibile dai territori interessati dal conflitto : a piedi (!!), ma
non tutti, dopo mesi e mesi di cammino riuscirono ad arrivare a Terezin, oltre Praga, nella localita' che nel
corso della seconda guerra mondiale sarebbe diventata tristemente famosa per la presenza di un lager nazista.
Da poco arrivati a Terezin, li raggiunse la notizia che la guerra era finita. Ma Achille sapeva di non
poter comunque far ritorno a casa. Cerco' anche di spostarsi in Svizzera, ma venne a sapere che comunque
attraverso quello stato sarebbe stato impossibile rimpatriare.
Una serie di coincidenze volle che nella vicina Roudnice, una piccola citta' sull'Elba, una Cooperativa
agricola comincio' a cercare lavoranti nei villaggi la' intorno. Direttore della Cooperativa era una centro
Wolfrum, la cui moglie, discendente della nobile famiglia Brod, parlava abbastanza bene l'italiano. Con
quella famiglia mio nonno si confido', lo fecero assumere nella Cooperativa. Non solo : lei fece di tutto,
ed alla fine ci riusci', affinche' mia nonna Augusta, con gli zii Danila, Aldo ed Idelma riuscissero a
raggiungere, dopo sette anni di lontananza, il capofamiglia. E qui in Cecoslovacchia, l'anno successivo,
nacque la loro quarta figlia, mia madre Tea.
Naturalmente mio nonno provo' anche a fare dei tentativi, attraverso l'assistenza di un legale in
Italia, per ritornare nel proprio Paese. L'avvocato gli fece capire chiaramente che il regime non gradiva,
per immagine, la presenza di uomini "deboli" (cosi' venivano reputati i disertori), e che con ogni
probabilita' un suo ritorno a casa avrebbe significato un lungo periodo di detenzione. Questo, se aggiunto
al fatto che comunque mio nonno non era in grado di permettersi una lunga assistenza legale, lo portarono
a prendere la decisione di rimanere in Cecoslovacchia.
Non tutto filo' comunque liscio, ci furono dei periodi di crisi economica anche profonda per la Cooperativa.
Mio nonno, come straniero, sarebbe stato tra i primi ad essere licenziato. Ma, sempre grazie alla famiglia
del direttore della stessa, chiese ed ottenne la cittadinanza cecoslovacca, e questo fece si' che potesse
ottenere un "contratto di ferro". Quel contratto di lavoro garanti' a lui stabilita' sul lavoro fino al 1951,
anno' in cui pote' andare in pensione.
Avevo gia' detto che mia madre nacque mesi dopo il ricongiungimento dei suoi genitori. Lei, dopo la
scuola dell'obbligo', riusci' ad essere ammessa alla scuola superiore, che frequento' per pochi anni, finche'
l'invasione nazista, per decreto, chiuse tutte le scuole......
Dopo la guerra mi amadre, che nel frattempo aveva conosciuto mio padre e si erano sposati, lavoro'
insieme a lui in un negozio di parrucchiere. Poi, all'inizio degli anni '50, divento' responsabile degli
approvigionamenti nella Cooperativa di Stato Agrostroj, sempre a Roudnice.
Nel 1966 decise di andare a conoscere, dopo cosi' tanti anni, i suoi parenti in Italia. Riusci' ad
ottenere il permesso, allora necessario, per visitare uno Stato capitalista. E riusci' a trovarli, nei
paesi di origine dei suoi genitori. I rapporti con i loro discendenti continuano anche oggi, a distanza di
tanti anni, tra me e loro.
Cosa aggiungere ? Qualcosa sui miei zii. Danilo studio' come pietrista, e dopo la seconda guerra mondiale
mise su una ditta tutta sua, a Terezin. Quella ditta partecipo' alla costruzione del Sacrario che sorse al
posto del famigerato campo di concentramento.
Aldo studio' invece come ramista, ed esercito' questo mestiere fino alla pensione. Idelma invece, dopo
essersi sposata, si occupo' dei lavori domestici.
Tornando ai miei nonni, una volta raggiunta l'eta' della pensione si trasferirono nella casa dove ancora
oggi viviamo, e li' vissero fino alla loro dipartita. Ed e' questa casa che e' rimasta piena di ricordi della
loro odissea; ed e' solo grazie a questi ricordi che credo di poter essere l'unico discendente, oggi, a poter
raccontare tutto questo.
Per concludere, mi sento di dire che ho in me l'intima convinzione del dovere di trasmettere questa
memoria, in ogni modo ed in ogni occasione, anche se spesso neanche so a chi.
Credo di dover fare tutto questo per mio nonno, nella convinzione che egli sia stato una persona nobile,
di grande fede e senso di giustizia. Percio' ho raccontato tutto questo. Sono certo che Achille Berni sia
creditore di rispetto e del riconoscimento della dignita' delle sue scelte, prima fra tutte quella contro le
guerre. Una soddisfazione, anche se magra, almeno morale..... alla memoria.
Miroslav Strupl, Roudnice nad Labem
Cio' che resta